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fenomenologia del mio cervello in movimento
Ciao!
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2009
da oggi mi trovate su
http://simonamelani.wordpress.com

Ma attenzione... alcuni potrebbero rimanere delusi...





permalink | inviato da simonamelani il 31/5/2009 alle 18:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Scoperte
post pubblicato in Politica, il 24 marzo 2009
Ho scoperto a Palermo un bel posto. Si chiama Left, è pieno di bella gente ed è uno spazio aperto a tutti.
Il Left si trova all'angolo tra Via Roma e Via Vittorio Emanuele: ci fanno mostre, riunioni, proiezioni, performance artistiche e feste.
E domani, alle 21.oo ci sarà anche l riunione della sinistra palermitana. Così, chi vuole si arricampa.
Un bel modo, un bel posto. Secondo indiscrezioni, ai partecipanti non viene chiesto nulla. Ma proprio Nulla.
Niente euro simbolico, niente liste, niente voti. Niente banalità.
Solo idee. perchè quelle si che servono, per rimettere in piedi la sinistra in Italia.
Quindi, chi avesse un'idea di sinistra che gli avanza e proprio non sa dove metterla, può portarla al Left. Domani sera, alle 21.

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permalink | inviato da simonamelani il 24/3/2009 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
parole nuove
post pubblicato in Diario, il 23 marzo 2009
Tutti i partiti sono alla ricerca di parole nuove. Di un nuovo linguaggio, per parlare alla gente, per farsi capire.
Come se il problema fosse delle persone, degli elettori, un ammasso di cerebrolesi che capisce solo le parole pizza, cani, rumeni o romeni e poche altre.
Non ci votano perchè non ci capiscono, diceva la guzzanti nei panni di d'alema.
Il punto è che un nuovo linguaggio non si costruisce piazzando proposte ad effetto che non verranno mai realizzate. Forse qualcuno ci casca, ma è solo un modo per sviare l'attenzione, per parlarsi addosso.
Vedo molti amici del Pd esaltati per quello che la giovane segretaria di udine ha detto all'ultima assemblea. Ha detto cose che pensano tutti. Bene. Ma alle standing ovation devono seguire i fatti. Perchè a dire cose sensate siamo bravi tutti.

Se invece di sperimentare parole nuove, provassimo semplicemente a fare quello che diciamo quando siamo tutti colti da sprazzi di buon senso e lucidità, non ci sarebbe bisogno di cercare altre parole.
Perchè le parole casa, salario, opportunità, futuro, legalità, trasparenza non hanno bisogno di sinonimi mirabolanti.
Bisogna fare. Perchè a parlare siamo bravi tutti.



permalink | inviato da simonamelani il 23/3/2009 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
la guerra (e i sogni) dei poveri
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2009
A new york è scoppiata una maxirissa in pieno centro, con tanto di carica della polizia, feriti, ambulanze. Protagoniste un gruppo (parecchie migliaia in realtà) di ragazze, in fila per entrare ai provini di un noto reality show americano.

Senza andare troppo lontano, sono pronta a scommettere che una cosa del genere può accadere da un momento all'altro anche in Italia.
Tutto e subito. Una volta era uno slogan glorioso, ora una filosofia di vita per chi, nella disperazione e nel vuoto sociale e culturale, le tenta tutte non tanto per cercare di sopravvivere, quanto per arricchirsi in fretta, diventare famoso e - ovvio - fare una barca di soldi con il minimo sforzo.
E da qui ecco i centri scommesse pieni di gente dalla mattina alla sera, i videopoker con la fila di gente, il superenalotto e il gratta e vinci come arma di promozione di massa, come placebo per vivere una vita meno dura con il sogno dei soldi.

Da piccola ho sognato di fare il medico, la ballerina, la giornalista, l'astronauta e il fantino. E mille altre cose. Non sognavo certo di fare un mare di soldi. Almeno non così, tanto per farli.
L'altro giorno sul 101 un gruppo di ragazzi (avranno avuto 12 anni) parlava di come fare soldi subito.
E mentre uno proponeva di rubare motorini, l'altro pensava ad alta voce di cominciare a vendere cocaina. Basta parlare con quelli giusti, a quanto pare.
E quando uno di loro ha obiettato che con queste cose si va in galera - anzi al malaspina (che credo sia il riformatorio) - il più grande ha detto che quella, in caso, sarebbe stata solo "un'esperienza".

Nella guerra dei poveri ognuno si arrangia come può. E fa i sogni che si può permettere.
Ma se dei ragazzi sognano di fare gli spacciatori e le ragazze si prendono a pugni per fare un reality la colpa di chi è?

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permalink | inviato da simonamelani il 15/3/2009 alle 23:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
è stato bello, a volte, nonostante tutto
post pubblicato in Diario, il 22 gennaio 2009

Capita a volte di sentire un richiamo che proviene dalla strada. Arriva mentre sei chiuso nella tua stanza, ad organizzare qualcosa di assolutamente improrogabile, di necessario di vitale per il mondo. Il tuo e quello di pochi altri.

E mentre il mondo, quello vero, vive e grida di rabbia, di indignazione, mentre le persone come te sono fuori a sfogare nel ballo e negli slogan la voglia di cambiare il mondo, tu sei curvo su una scrivania, o seduto intorno ad un tavolo guardando negli occhi altri come te. Questi, davvero uguali a te. Vorresti uscire a guardare, anzi, a partecipare a  quello che succede fuori ma qualcuno ti fulmina, con un sorriso cinico e uno sguardo di compassione, una parola di sufficienza per quelli che stanno fuori e il compiacimento per noi, che sappiamo di numeri, di seggi, di operazioni di voto, di democrazia insomma. Peccato che ci siano certe manifestazioni proprio in questo periodo. Forse sarà più difficile del previsto portare ragazzi e ragazze a votare per le primarie, presi come sono dalla protesta universitaria.

La cecità con cui i giovani democratici si sono approcciati alla protesta studentesca anteponendo alla battaglia democratica per la nostra università le primarie, rendendole una gara interna in barba al divenire del mondo mi ha fatto definitivamente capire che ho esaurito la speranza.

 

Speravo che il PD fosse un grande partito. Ad oggi è solo un grosso partito. Numeri, parlamentari, costituenti e coordinatori, scatole cinesi, commissari e garanti, comitati promotori, correnti associazioni. Non manca niente.

Ma forse nel trasloco che DS e Margherita hanno fatto per sistemarsi nel moderno (come il PD) e nuovo (ancora come il PD) loft romano, hanno dimenticato lo scatolone su cui era scritto “idee”

O questi fantomatici scatoloni sono dentro lo sgabuzzino del loft, insieme ai detersivi e alla carta igienica. Io di certo non lo saprò mai.

 

Speravo, ma forse in fondo lo sapevo. Mi sono candidata alla primarie del 14 ottobre e, quest’anno, a quelle dei giovani. Nel mezzo non sono riuscita a capire in che modo sarebbe stata l’ora delle idee. Perché ne abbiamo così tante e – a quanto pare – siamo tutti così sensibili, che per non scontentare nessuno, non ne promuoviamo neanche una.

Nulla che non sia contingente, immediato, funzionale ad un qualcosa che si deve ottenere al più tardi domani deve essere espresso, pensato e voluto. Solo così la moderna forma partitica, il nuovo, il grande, il bello, l’immenso e democratico partito democratico può andare avanti.

Non serve riempire Roma di manifestanti se poi manca una cornice ideale, di valori, una visione d’insieme del Paese, un progetto che non sia di risposta vuota all’agenda che detta la maggioranza ma che sia organico e pensato.

Ho iniziato a fare politica molto presto perché ho delle idee e ho la presunzione di pensare che siano migliori di quelle di chi pensa al mondo come il luogo della competizione, della violenza verbale, della sopraffazione e del potere a tutti i costi, di chi vede la politica come un mercimonio di cariche e di sottogoverni, come luogo di gestione del mero potere contrapposto alla voglia di cambiamento.

Nel PD ho conosciuto persone splendide e vere, nelle quali ho però visto la rassegnazione dell’essere sopraffatti da qualcosa di più grande, dalla necessità di nascondere sotto il tappeto le brutture che questo partito ha avuto la capacità di creare. Ho capito che queste persone sono rassegnate a stare in un partito che appare già immutabile e nel quale non si può “rompere” più di tanto, perché comunque vada non cambia nulla.

 

Ho capito, con molta sofferenza in realtà, che il PD non è il posto per me.

La disattenzione e l’approssimazione con i quali si trattano tematiche fondamentali come il diritto all’autodeterminazione dell’individuo, la multiculturalità della società, le libertà civili, la cultura, la giustizia, la laicità a vantaggio di tutt’altro non possono che portarmi ad una profonda crisi di coscienza.

Per questo motivo trasmetterò in questi giorni agli organismi competenti una lettera di dimissioni irrevocabili dal PD e dai GD a tutti i livelli poiché ho deciso di spostare il mio impegno politico verso forme differenti da quelle partitiche.

 

Grazie a tutti.

È stato bello, a volte, nonostante tutto.


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permalink | inviato da simonamelani il 22/1/2009 alle 18:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa
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